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Erboristeria tradizionale

L'erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni sofisticate venivano composte poi da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico. L’erboristeria tradizionale si basa fondamentalmente sull’utilizzo di Piante Medicinali e Officinali. 

Con tale termine, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si indicano quegli organismi vegetali che contengono sostanze utilizzate a fini terapeutici. Nel linguaggio comune si sovrappone al termine “Pianta Medicinale” il termine “Pianta Officinale” indicando quell’insieme di piante utilizzate nelle officine farmaceutiche per la produzione di specialità medicinali o di estratti derivati da essa a scopo terapeutico. 

Il principio attivo di una piante medicinali è la sostanza che possiede l’attività biologica, della pianta stessa comprendendo con il termine di sostanza tutte quelle sostanze dotate di effetto terapeutico, benefico o tossico. I principi attivi possono essere sintetici - è il caso della maggior parte dei farmaci, semisintetici - come per esempio l'aspirina (acido acetilsalicilico), o naturali – come alcaloidi ed estratti da piante usate nella medicina tradizionale.


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